"La grande notte disordinata e tiepida
che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
XLVII
"Che sarà quell'ombra in fondo al viale di casa mia"
IVANO FOSSATI
(9) Sono sempre stato eccessivamente critico nei confronti di me stesso. "Tutto quello che fai potresti farlo meglio" è il mio motto. Ammetto che, per un verso, si tratti di una grande fortuna: la voglia di migliorarsi e la necessità di dare sempre il massimo ne sarebbero una prova tangibile. Ma, d'altra parte, questo costante narcisismo della perfezione mi spinge verso la costante infelicità dell'inadeguatezza. Sempre traditore delle mie aspettative: e anche se certi risultati arrivano, li do per scontati, e non riesco a godermeli. Ecco: credo che se continuo così non mi godrò un bel cazzo della mia vita.
(10) Ero solo in casa. Ne ho approfittato e ho studiato finché ho potuto. Dopo aver chiuso con il terzo paragrafo della Piccola sociologia di Weber, mi sono alzato per abbassare le persiane. Sono andato in camera di mia madre e ho guardato per un attimo fuori dalla finestra. Era davvero buio, ma sui tetti delle case ancora baluginavano le piccole verità della notte. Il cielo d'inverno - mi sono detto - è davvero freddo, ma se lo guardi con attenzione, con tutte quelle luci, sembra che pianga.
XLVI
Quando ho saputo che il buon Ratzinger non sarebbe intervenuto in occasione delle celebrazioni per l'apertura dell'anno accademico all'Università La Sapienza di Roma, ammetto di esserci rimasto un po' male. Ho trovato di dubbio gusto la resistenza opposta da quei 67 docenti e da quei tanti studenti che hanno manifestato contro la visita del pontefice. E questo non perché in me si sia riaccesa la fiammella di uno spirito guelfo fuori stagione, ma perché questo mancato incontro rappresenta uno scacco non indifferente per la ragione “pubblica”, se così la si vuol chiamare.
Certo questo papa non è esattamente il meglio in quanto ad “apertura” e “dialogo”: nominato da Wojtyla capo della Congregazione della dottrina della fede nel 1981, da allora non ha mai mostrato particolare propensione alla “discussione” e al “rinnovamento” e anzi, la sua politica ecclesiastica si è sempre contraddistinta per lo spiccato conservatorismo e, perché no, per i suoi intenti reazionari. Eppure, e forse proprio per questo, non bisognava metterlo nelle condizioni di declinare l'invito del rettore Guarini. E sì, perché adesso Benedetto XVI è il martire di quel cieco laicismo che ha eretto la ragione scientifica a somma guida del suo agire e la vittima di quel positivismo che non riconosce altra verità se non quella “matematica”. Lui che ripesca dall'armadio vecchi abiti papali – il camauro risale al Rinascimento, lui che ha rivoluto la messa in latino, lui che ancora ritiene contro natura l'omesessualità e ogni tipo di contraccezione, lui che ha chiuso alla teologia della liberazione, lui che si è fermato alla “doppia verità” dei medievali, è oggi diventato un grande intellettuale vittima della censura. In questo senso, credo che la rinuncia del vecchio Joseph vada letta come figlia di una precisa strategia politica: ritirandosi elegantemente dalla contesa, egli ha infatti inteso dimostrare la ragionevole superiorità dell'uomo di fede nei confronti del fideistico oscurantismo del laico.
Non c'è che dire, dunque: un'occasione persa per un confronto, qualora sia mai possibile un confronto reale tra chi crede e chi non crede, e, in più, lo smacco di una sconfitta politica di non poco conto per il fronte laico.
XLV
Perché nel prenderti la mano
ho esitato l'altro ieri,
avevi nella stanza un girasole
l'hai bevuto tra le ceneri.
Mi hai aspettato questa notte
alla luce dei lampioni,
io avevo uno stupido biglietto
tu la mia chitarra nel cassetto.
Ti ho aspettata questa notte
alla luce dei lampioni,
tu eri il ricordo della pioggia
io la terra che non schioda.
E avrei ancora da chiedere alla luna
dove il vento le fa strette,
ma le spade non tagliano l'acqua
e il cuore non ricresce.
XLIII
(6) Due persone possono stare insieme solo per paura.
(7) Ho un carattere orribile. Non sono in grado di gestirmi, ho sempre reazioni esagerate. O troppo freddo e controllato, razionale al massimo grado, o troppo impulsivo ed escandescente, per certi versi irrazionale. Si può dire che abbia una spiccata personalità artistica senza l'attenuante del talento.
(8) Per un aspirante cretino non c'è niente di più sconfortante che la grandezza di un poeta.