"La grande notte disordinata e tiepida
che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
LXXXII
Pensavo di farmi del male con della caffeina tra i vapori di benzina e la luce rossa di questa notte in cui guardo l'oscuro segreto della terra in cui sono cresciuto
Mi chiedo se una ragione può bastare a giustificare un'esistenza,
anche innata,
solo che tu non potevi saperlo
Nel garage ci sono le api
una mi ha anche punto
io ho deciso di non dormire più così non mi dimentichi
che poi chissà se è vero quello che sei
io non posso dirlo
Oggi ha piovuto e ora le foglie sono bagnate
la luce dei lampioni illumina il mio dolore -
sono lampioni che abbiamo fatto mettere da poco-
Scrivere poesie non ha senso
andare all'università nemmeno
mi fa male la mano
chissà se ne hai una ancora per me
ci sono tanti libri qui
ho persino un tagliacarte che mi ricorda la mia morte
e la cosa mi pesa ancora di più perché sono vivo
Ho scritto un biglietto accanto al mio nome:
ci ho scritto cosa devo fare della mia vita
che poi io non so nemmeno bene cosa faccio
hai le mani blu
i tuoi sogni sono delfini impolverati
La mia memoria:
ecco, vorrei che la mia memoria svanisse come in quel film
ci scriverò su un romanzo
eppure io lo so che poi la memoria ti tradisce
se credi di aver dimenticato sei perduto
un dio - uno qualsiasi - ti ha già giocato
ad Einstein non va bene così
ma Einstein capirà
d'altronde tu e io siamo un fodero per occhiali.
Il letto è dietro di me
davanti ho invece una crepa
o forse è il segno di una penna su un muro
era da piccolo che scrivevo sui muri
poi quei muri li hanno buttati giù.
LXXXI
Eternal sunshine of the spotless mind #7
Sia ben chiaro che, nonostante tutto quella che era successo, Filippo non meritava di essere lasciato così. Con un sms, s’intende: Rebecca gli aveva scritto che potevano anche farla finita lì. Non una parola in più, non una di meno.
Remo non riusciva a dormire. Era sul fianco sotto il piumone e accanto al cuscino giaceva ancora il volume di Montale che aveva ritirato lo stesso giorno alla posta. L’indomani sarebbe partito per andare a trovare la sua ragazza che era in erasmus. Da circa sette mesi, o almeno così gli pareva: non è che si era ricordato di contarli. E così decise che in amore tutte le distanze si equivalgono. Fu un bel pensiero.