"La grande notte disordinata e tiepida che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
venerdì, 18 gennaio 2008
XLVI

Quando ho saputo che il buon Ratzinger non sarebbe intervenuto in occasione delle celebrazioni per l'apertura dell'anno accademico all'Università La Sapienza di Roma, ammetto di esserci rimasto un po' male. Ho trovato di dubbio gusto la resistenza opposta da quei 67 docenti e da quei tanti studenti che hanno manifestato contro la visita del pontefice. E questo non perché in me si sia riaccesa la fiammella di uno spirito guelfo fuori stagione, ma perché questo mancato incontro rappresenta uno scacco non indifferente per la ragione “pubblica”, se così la si vuol chiamare.
Certo questo papa non è esattamente il meglio in quanto ad “apertura” e “dialogo”: nominato da Wojtyla capo della Congregazione della dottrina della fede nel 1981, da allora non ha mai mostrato particolare propensione alla “discussione” e al “rinnovamento” e anzi, la sua politica ecclesiastica si è sempre contraddistinta per lo spiccato conservatorismo e, perché no, per i suoi intenti reazionari. Eppure, e forse proprio per questo, non bisognava metterlo nelle condizioni di declinare l'invito del rettore Guarini. E sì, perché adesso Benedetto XVI è il martire di quel cieco laicismo che ha eretto la ragione scientifica a somma guida del suo agire e la vittima di quel positivismo che non riconosce altra verità se non quella “matematica”. Lui che ripesca dall'armadio vecchi abiti papali – il camauro risale al Rinascimento, lui che ha rivoluto la messa in latino, lui che ancora ritiene contro natura l'omesessualità e ogni tipo di contraccezione, lui che ha chiuso alla teologia della liberazione, lui che si è fermato alla “doppia verità” dei medievali, è oggi diventato un grande intellettuale vittima della censura. In questo senso, credo che la rinuncia del vecchio Joseph vada letta come figlia di una precisa strategia politica: ritirandosi elegantemente dalla contesa, egli ha infatti inteso dimostrare la ragionevole superiorità dell'uomo di fede nei confronti del fideistico oscurantismo del laico.
Non c'è che dire, dunque: un'occasione persa per un confronto, qualora sia mai possibile un confronto reale tra chi crede e chi non crede, e, in più, lo smacco di una sconfitta politica di non poco conto per il fronte laico.
Scritto da: 5555555555 alle ore 15:51 | link | commenti (7) | categoria: politica, riflessioni, religione, attualità, società

Commenti
#1   18 Gennaio 2008 - 16:36
 
Francamente, la protesta non mi è sembrata per nulla di "dubbio gusto", ma anzi legittima e doverosa. Mi è parso invece vergognoso il comportamento degli organi di informazione, che con bizzarre acrobazie concettuali hanno quasi all'unanimità interpretato la vicenda come una clamorosa sconfitta della libertà di parola. Ad ogni modo, tutto ciò lo si dice meglio qui: http://tinyurl.com/27o2yf.

dmacabre
utente anonimo

#2   18 Gennaio 2008 - 16:54
 
@dmacabre: il mio "dubbio gusto" non riguarda la bontà in sé della protesta, ma il fatto che si sarebbe dovuto pensare a cosa sarebbe successo. Il senso di quello che scrivevo sta nel fatto che con quella protesta si è proprio agevolata quella larga fetta della stampa che ha fatto di Ratzinger un martire della libertà parola e lo stesso Benedetto, che ha potuto starsene a casa e fregiarsi della "vittoria" riportata. Lui non ci è andato alla Sapienza mica per paura di qualche studente o qualche docente; ma perché sapeva che ne avrebbe tirato fuori un'ottima pubblicità, facendosi passare, e sapendo che l'avrebbero fatto passare, come parte lesa nella faccenda. Dunque i miei appunti, se così si può dire, riguardano il "momento" e non la protesta in sé: insomma, è stato fatto il suo gioco. E lui ha colto la palla al balzo. E noi ci siamo ritrovati con quelle "bizzarre acrobazie concettuali", come dicevi tu. Sigh, sob, direi.
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#3   18 Gennaio 2008 - 17:33
 
sono totalmente d'accordo con te, e condivido in pieno anche la tua visione di Ratzinger in generale. i professori che hanno protestato sono stati davvero maldestri e fanaticamente scientifici, che è come dire non scientifici. per quanto riguarda la disinformazione fatta dai massmedia, non è un fatto nuovo, anzi, purtroppo è la norma, ma proprio perché è la norma ci si aspettava che almeno i docenti universitari lo sapessero, e che fossero in grado di comportarsi di conseguenza.
utente anonimo

#4   19 Gennaio 2008 - 10:47
 
Vorrei tanto essere certo di dove sia questo fronte laico...
Sicuramente fuori dal Palazzo , per l'ennesima volta.
Sigh , sob e aggiungerei sgrunt!
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#5   19 Gennaio 2008 - 22:19
 
Io personalmente ritengo sbagliata "solo" la tattica degli studenti che con la loro protesta accesa hanno offerto a Ratzinger la possibilità di mostrarsi come vittima sacrificale di un bieco laicismo. Invece, ritengo estremamente corretta e più -se così posso dire- intelligente la polemica dei professori nei riguardi del rettore per l'invito a Ratzinge. Una volta invitato lo si doveva lasciar parlare e al limite bisognava consentire ad un professore di replicare (così come da loro auspicato nel caso in cui Ratzinger fosse intervenuto).

Saluti
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#6   20 Gennaio 2008 - 20:17
 
@laservalaser: niente d'aggiungere a quanto hai detto. Peccato, comunque, che una protesta civile si sia trasformata in una rivendicazione di libertà di pensiero della chiesa, che ha sin troppo la parola e tale libertà proprio non la conosce.

@GenerALEinverno: Purtroppo penso che sia il destino di questo paese il non riuscire ad opporsi coerentemente e fortemente contro le esigenze e le influenze della chiesa.

@socratevolante: infatti, bisognava lasciarlo parlare. Il problema è che, come dicevo, il buon Joseph si è visto servire l'occasione su un piatto d'argento; nel senso che i vantaggi politici che potevano derivare da una rinuncia erano troppo grandi per poterne fare a meno.
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#7   20 Gennaio 2008 - 20:23
 
sono lieta di presentarti il blog letterario

Albasurreale by Lu



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