"La grande notte disordinata e tiepida che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
lunedì, 08 giugno 2009
LXXXIII

Questo post è dedicato a N.

Dopo qualche tempo di forzata lontananza da qui, lascio una traccia del perpetuarsi della mia esistenza. Si tratta di una cosa che leggevo oggi e che mi ha fatto pensare alla situazione che stiamo vivendo attualmente in questo paese. Ci sono almeno due passaggi di quanto andrò a citare che ci riguardano molto da vicino, indovinate voi quali:

    
È (...) compito della scienza (...) risvegliare in tutti la sensazione che questo mondo è diventato denso di pericoli, e di far conoscere quanto sia importante che tutti gli uomini, indipendentemente dai pregiudizi nazionali o ideologici, uniscano i loro sforzi per affrontare questi pericoli. Naturalmente è più facile dire che fare, ma in ogni caso si tratta d'un dovere a cui non è più possibile sottrarsi.
      Lo studioso si trova personalmente di fronte all'amara necessità di dover decidere, senza preconcetti, in base alla propria coscienza, quale sia buona o, addirittura, quale tra due cose sia meno cattiva.  Non possiamo ignorare che grandi masse popolari, e con loro i potenti che le governano, agiscono spesso in modo insensato, accecate da pregiudizi. Chi presta loro l'appoggio delle sue conoscenze scientifiche si può trovare facilmente nella situazione di cui parla Schiller nei suoi versi: "Guai a chi presta all'eterno cieco la fiaccola celeste della luce; essa non gli largisce i suoi raggi, essa non può che incendiare, essa incenerisce città e province."

WERNER HEISENBERG



Scritto da: 5555555555 alle ore 20:34 | link | commenti (6) | categoria: politica, riflessioni, diario, filosofia, fisica, critica, attualità, società

Commenti
#1    12 Giugno 2009 - 10:12
 
Ora che ci penso, questa cosa è un po' antidemocratica, sai? :-)
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#2    12 Giugno 2009 - 12:54
 
@bellallegria: solo perché vuole assegnare agli scienziati il ruolo che avevano i filosofi nello città platonica? ;)
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#3    28 Giugno 2009 - 21:01
 
Almeno ai tempi di Platone, scienziati e filosofi erano la stessa cosa, ma secondo me non è quello il vero problema, perché il populismo c'è sempre stato. Quando la società funziona, però, prevale sempre l'alternativa innovatrice.
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#4    29 Giugno 2009 - 00:10
 
Sull'identità scienziato-filosofo, direi che possiamo spostare il termine almeno fino a Galileo. Sarebbe inoltre da approfondire in che senso una società che funziona debba essere innovatrice. Nella misura in cui connetti il funzionamento di una società ad una scienza o ad una filosofia, non è detto infatti che l'optimum sia l' 'innovazione': Heisenberg, per esempio, a quanto mi risulta, era conservatore. Io credo che in realtà, almeno in riferimento alla mia citazione, il problema si giochi più sulla 'stupidità' di una massa che può autodistruggersi da sé (per un tedesco doveva essere un bel problema, soprattutto durante e post regime), piuttosto che sul meccanismo del processo storico.
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#5    09 Luglio 2009 - 23:25
 
Chiarisco. Con innovazione intendevo un concetto più lato, a prescindere dalla politica. Intendevo una società in cui, nella maggioranza dei suoi campi, se non in tutti, ci siano una serie di trasformazioni graduali orientati verso una logica determinazione e che ne trasmetta la coscienza ai suoi membri. In questo tipo di società qualsiasi apporto è un contributo innovatore e non la stanca ripetizione di qualcos'altro e il populismo, sempre se prende piede (e ciò avviene solo se i cambiamenti sono troppo tumultuosi e travagliati tanto che la società sente di perderne il controllo), non dura che brevissime stagioni. Pensiamo a Cesare, Robespierre, Cola di Rienzo, Marin Faliero, Rasputin...
La massa poi è massa sempre, sempre lo è stata e sempre lo sarà.
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#6    12 Luglio 2009 - 03:01
 
@Iohrdanes: il discorso è teoricamente giusto - nella misura in cui può essere giusto qualsiasi discorso su un senso della storia. Tuttavia, io credo che spesso la coscienza di certi processi o innovazioni la si trovi soltanto alla fine di un certo avvenimento. Credo che durante un evento conti molto anche il semplice entusiasmo di trovarsi in una determinata epoca e sentirsi protagonisti di un cambiamento tale da poter finire sui libri di storia.
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"Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? è a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l'ultimo centimetro di noi che ci resta... ma in quel centimetro siamo liberi. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà... tranne uno. Un centimetro. È piccolo, è fragile ed è l'unica cosa al mondo che vale la pena d'avere. Non dobbiamo perderlo, o venderlo, o cederlo. Non dobbiamo permettere loro di portarcelo via" (Valerie)

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