"La grande notte disordinata e tiepida che ci assale va ricevuta con un canto che tenga molto della sua essenza" (A.Mutis)
venerdì, 25 settembre 2009
VIII*

A domanda precisa, rispose: "Non ho mai avuto un diario, e se l'avessi tenuto avrei fatto attenzione ad occultare per bene i miei sentimenti".
Scritto da: 5555555555 alle ore 15:33 | link | commenti (4) | categoria: diario, frammenti, prosa, autobiografismi
domenica, 06 settembre 2009
VI*

Credo di essermi perso l'estate.
Scritto da: 5555555555 alle ore 22:00 | link | commenti (2) | categoria: diario, frammenti, prosa
mercoledì, 22 luglio 2009
II*

Pieghe d'agosto

 

Era l'estate più calda che la città ricordasse e noi stavamo sperimentando cosa volesse dire Londra. Ci eravamo appena diplomati e credevamo ancora che la vita fosse una questione di stile.

 

-         Cazzo, dodici sterline per arrivare a Victoria. Cominciamo bene – dice, portandosi la mano alla gola.

Poi andiamo. Il treno fa lo stesso rumore che dalle nostre parti. Seduto accanto a noi deve esserci un musicista. Credo che suoni la tromba. Ansima. Parla al cellulare, bofonchia parole sconosciute e ha i capelli bianchi e le mani leggermente irsute. Scende prima di noi.

-         A che ora è l'appuntamento? – interrompo la sua contemplazione del paesaggio.

-         Che?  – lui, ad alta voce.

-         A che ora è l'appuntamento con Attilio? 

-         A mezzanotte – dice, serio.

 

Alloggiavamo al Regent Palace, un due stelle vicino al sottopassaggio della metro di Piccadilly. Tariffe convenienti ma servizi igienici in trasferta: le camere non avevano i bagni. La nostra doccia consisteva in un rapido sciacquo di ascelle al lavandino e io immaginavo di essere uno di quei pionieri americani in cerca dell'oro che si bagnavano nel fiume e dietro avevano le praterie, e dietro ancora altre praterie.

Le finestre non si aprivano, erano bloccate dall'esterno. Alla reception mi dissero che era per via del terrorismo. Io non capivo come il terrorismo potesse entrare dalle finestre.

 

-         Mangiamo cinese?  – Attilio.

-         Per me va bene – io.

-         Allora c'è un take away poco prima di arrivare a casa  – Attilio.

C'è una coppia di colore che aspetta la cena. Lui le stringe la mano e le sussurra qualcosa all'orecchio. Lei ride e gli scava la fossetta nel mento. A lui s'illuminano gli occhi.

Prendiamo il nostro, paghiamo e andiamo via. In omaggio ci danno delle patatine. Ci salutano con cordialità. Ci sembra di abitare qui da una vita. Forse da una vita e mezza. Ceniamo a casa di Attilio. Beviamo sei bottiglie di vino in tre, un Jack Daniel's intero, mezzo litro di vodka, metà Kalhua, tre quarti di Martini bianco, del Porto, dello champagne e qualche cocktail servito con una certa professionalità da Attilio. Con l'alba Andrea vuole andare a comprare i cornetti, ma siamo in Inghilterra e nessuno di noi sa ancora che avremmo dormito per circa tredici ore filate.

 

Di solito, i momenti più pesanti della giornata li vivevamo di notte, quando il caldo a letto diventava insopportabile e ci svegliavamo di continuo, fradici, in preda a strane allucinazioni. Una volta abbiamo visto una scopa e non sapevo che fosse sua. Bevemmo molto. Ed era forse per cercare di restare giovani un po' più in fretta.

 

-        Che ore sono? – chiedo ad Andrea, e mi sembra di essermi appena svegliato.

-        Sono le quattro e mezza – risponde lui.

Appoggio il braccio sulla valigia. Abbiamo passato la notte qui. Ho un mal di testa devastante. Sto decisamente vivendo la sbornia peggiore della mia vita. Lo comunico agli altri e ci alziamo.

-        Andiamo a fare colazione dal turco – dice Attilio, con una certa sicurezza. Lo seguiamo perché non abbiamo la forza per proporre un'alternativa.

Il sole batte sulle case e illumina i fili d'erba dei piccoli giardini, e il cielo li avvolge in uno splendido azzurro. Metto gli occhiali scuri perché la luce mi dà un certo fastidio. Il turco è veramente a due passi. Io prendo salsicce, bacon, uova, patatine fritte e un succo d'arancia. Fingo di leggere il Sun, invece guardo le macchine e gli autobus passare. Noto una certa diffusione del grigio.

-        Merda – fa Attilio. Si è sporcato i pantaloni e deve essere a lavoro fra un paio d'ore.  – Ma voi che programmi avete per la serata?

-        Io vorrei sbattermi una di queste madreperle con le lentiggini – dice Andrea, adocchiando una ragazza che attraversa la strada.  – Se però hai qualcosa di più interessante da offrirmi...

-        Dovrebbe esserci una festa a Covent Garden, alle undici – Attilio.

-        Che tipo di festa?    chiedo io.

-        Una festa. Musica, alcol, e se sei capace sesso facile – ridendo, Attilio.

-        Ok, ci stiamo – Andrea risponde per tutti e due.

-        Bene. Allora vestìti bene, alle dieci e mezzo alla fermata di Covent Garden. Io stacco da lavoro e vado direttamente lì. – Attilio mette sul tavolo un paio di sterline e se ne va.

 

Non dormivamo granché e io avevo due occhi da animale notturno: cerchiati, con uno strano faro nel mezzo. Ma lui no, lui aveva la faccia pulita di un ragazzino e ciò provocava in me una certa curiosità, forse persino una certa invidia, ma non al punto da credere che ciò fosse importante.

 

Andiamo in albergo direttamente da Covent Garden. Durante il ritorno per un po' ci penso, ma cerco subito di distogliere l'attenzione da quei pensieri. L'illuminazione è troppo fitta. Ci si attacca addosso con l'afa.

-        A questa città hanno dimenticato di farci il cielo. Di giorno è quasi sempre grigio e la notte non si vedono le stelle – faccio io, tra il triste e il serio.

-        Ma se questa settimana c'è sempre stato il sole... – Andrea. 

 

Ci fermiamo proprio davanti Burger King. Ci osserviamo l'un l'altro.

-         Ti sei scopato Patricia? – io.

-         Ieri. E l'altro ieri. E due giorni fa – Andrea.

Realizzo che la mia conquista non deve essere stata tanto eccezionale e proseguo per entrare. Metto le mani nelle tasche e trovo solo qualche fazzoletto di carta usato. Mi fermo e guardo per terra. Un'ombra mi sopravanza.

 


NOTA: questo racconto era stato già postato tempo addietro. L'ho ripulito da tutte le imperfezioni come in genere faccio dopo un po', dopo che certe idee hanno trovato il loro tempo per maturare. Ora dovrebbe essere quantomeno passabile. Il grosso appartiene alla scrittura di un me stesso di due anni fa.

Scritto da: 5555555555 alle ore 16:34 | link | commenti (4) | categoria: racconti, prosa
martedì, 07 luglio 2009
LXXXV

[18:43:37] X says:
dovrò rifare la cosa con una certa frequenza
[18:43:39] X says:
ormai è destino
[18:43:46] Y says:
non esiste il destino
[18:44:00] X says:
per oggetti fisici
[18:44:06] X says:
molto più grandi della costante di Planck
[18:44:09] X says:
probabilmente sì.
Scritto da: 5555555555 alle ore 18:51 | link | commenti (2) | categoria: diario, frammenti, prosa
giovedì, 09 aprile 2009
LXXXI

Eternal sunshine of the spotless mind #7

Sia ben chiaro che, nonostante tutto quella che era successo, Filippo non meritava di essere lasciato così. Con un sms, s’intende: Rebecca gli aveva scritto che potevano anche farla finita lì. Non una parola in più, non una di meno.

Remo non riusciva a dormire. Era sul fianco sotto il piumone e accanto al cuscino giaceva ancora il volume di Montale che aveva ritirato lo stesso giorno alla posta. L’indomani sarebbe partito per andare a trovare la sua ragazza che era in erasmus. Da circa sette mesi, o almeno così gli pareva: non è che si era ricordato di contarli. E così decise che in amore tutte le distanze si equivalgono. Fu un bel pensiero.

Scritto da: 5555555555 alle ore 22:55 | link | commenti (3) | categoria: racconti, prosa, eternal-sunshine-of-the-spotless
mercoledì, 04 marzo 2009
LXXX

(26) Possibile incipit di una storia fantastica: Faccio fatica a pensare che possa veramente accadere qualcosa. È tutto così indefinibile, così oscuro. Ogni cosa è così mescolata all’altra che sembra non esserci niente. È così faticoso cercare di fare la differenza
…ma devo dire qualcosa, ne avverto l’improrogabile bisogno ormai da tempo.
«Eccomi! Sono io! Il martire di tutte le parole che incespicano nell’ombra.»

(27) Scrivere fa scorrere il tempo più in fretta.

(28) Un grande scrittore è l’economia di tutti i linguaggi.





Scritto da: 5555555555 alle ore 14:40 | link | commenti (7) | categoria: riflessioni, diario, frammenti, prosa
giovedì, 26 febbraio 2009
LXXIX

Qualche tempo fa mi era stato chiesto cosa fosse la filosofia. E stupido io che ci avevo messo più di dieci pagine per rispondere. Mi sarebbe bastato citare questa cosa di Agostino dall'Enchiridion:

Quando poi vien posta la domanda che cosa dobbiamo credere in fatto di religione, non è necessario esaminare a fondo la natura delle cose, come fu fatto da quelli che i greci chiamano fisici; né bisogna inquitarsi per timore che i cristiani ignorino la forza e il numero degli elementi: il moto, l'ordine e le eclissi dei corpi celesti; la forma dei cieli; la specie e la natura di animali, piante, pietre, sorgenti, fiumi e montagne; cronologie e distanze; i presagi delle tempeste; e mille altre cose che quei filosofi hanno scoperto oppure credono di aver scoperto... È sufficiente al cristiano credere che la sola causa di tutte le cose create, celesti o terrene, visibili o invisibili, è la bontà del Creatore, il solo vero Dio; e che nulla essite ad eccezione di Lui stesso, che non derivi da Lui la sua esistenza.

Ecco, la filosofia è il contrario di tutto quello di cui il cristiano deve accontentarsi.
Scritto da: 5555555555 alle ore 19:07 | link | commenti (4) | categoria: frammenti, filosofia, prosa, che cosè la filosofia
venerdì, 20 febbraio 2009
LXXVIII

Eternal sunshine of the spotless mind #6

Oggetto: Io e te

Cara Miriam,

Sto ancora scrivendo il romanzo di cui ti parlavo qualche tempo fa all’università. Nel frattempo ho cominciato a leggere il libro di Eggers che mi avevi consigliato. Ho dovuto interrompere dopo le prime trenta pagine perché mi sono sentito male. Io so che significa quello che lui dice, come sai. Cose del genere ti fanno capire quanto insignificanti siano certi stupidi battibecchi. Dobbiamo renderci conto che dobbiamo guadagnarci tutto il tempo possibile per essere felici. Me l’hai promesso, ricordi?
Io ho solamente bisogno di vivere la mia vita al tuo fianco. Vorrei che me lo permettessi.
Spero che il mio amore possa bastarti.

Si trovava ancora davanti alla farmacia del suo paese, in un viale pieno di alberi, sotto scrosci torrenziali di acqua piovana, nel pieno della notte, nel bel mezzo di un temporale, quando si girò di scatto percependo il rumore degli pneumatici solcare la strada bagnata. Riuscì a guardare attraverso i vetri dell’autovettura e a scorgervi un uomo e una donna. Lui era alla guida e lei  parlava e sembrava felice. Ma passarono, senza lasciare traccia. Chissà quante cose lo avevano già fatto: quante cose se ne erano andate senza lasciare nemmeno un segno del loro passaggio; e chissà quante altre dovevano passare senza essere destinate ad esistere realmente.
Scritto da: 5555555555 alle ore 16:03 | link | commenti (5) | categoria: racconti, prosa, eternal-sunshine-of-the-spotless
lunedì, 26 gennaio 2009
LXXVII

Questo noce aspetta la notte
come io aspetto te:
che tipo di luna
vedi ora crescere sui rami?

Scritto da: 5555555555 alle ore 20:46 | link | commenti (6) | categoria: prosa, quaderno
giovedì, 08 gennaio 2009
LXXVI

Da piccolo ho guardato un cartone animato; si trattava di un ragazzo che non riusciva a decidersi tra due ragazze. Me ne appassionai per via della sigla: c’era una scena in cui lui e una delle due ragazze rimanevano da soli ad aspettare un autobus a tarda sera. Lei era stanca e appoggiava la testa sulla spalla di lui – la destra; lui faceva la sua solita faccia da ebete e l’immagine si dissolveva.
Ecco, io quella scena da piccolo non sono mai riuscito a vederla. Eppure io il cartone l’avevo visto tutto.
Ultimamente l’ho cercato e ho trovato tutte le puntate su youtube. E alla fine l’ho trovata. Lei si era già gettata tra le sue braccia e gli fa: “stasera posso rimanere da te?”
Poi arrivò una macchina e lei se ne andò via e lui rimase lì a fissare la panchina.
Qualche giorno dopo ho scoperto che molte scene della serie originale erano state censurate dalla TV per permettere la messa in onda del cartone in un contenitore per bambini. Io non lo sapevo, ma a quanto pare quella scena non avrei mai potuto vederla.
Io avevo aspettato così tanto una cosa che non c’era.
Scritto da: 5555555555 alle ore 18:28 | link | commenti (16) | categoria: diario, frammenti, esercizi di stile, prosa
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